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Cima Carega, 29 Settembre 2008

Il Carega è la cima più alta delle prealpi venete con i suoi 2259 m, luogo noto, insieme al Pasubio, per le sanguinose battaglie avvenute durante la prima guerra mondiale.
Approfittando di una bellissima giornata di fine settembre, con una folta compagnia di universitari, abbiamo raggiunto la cima per la via delle Creste. Una sentiero un pò più lungo e difficile della classica "Via Normale", ma decisamente più panoramico.
Si parte da Campogrosso, a 1460 metri, la giornata è soleggiata e relativamente calda. Un panoramica sul massiccio del Carega. La cima non è ancora visibile.



Dopo mezz'ora di cammino lasciamo la "Via Normale" per svoltare a sinistra e intraprendere il sentiero delle creste. Si sale per raggiungere la base delle Guglie Gei



Un tratto di sentiero



Un primo piano alla roccia denominata "Il Milite".



Raggiunta la base delle Guglie Gei, attraversiamo uno spacco nella roccia e raggiungiamo il Giaron della Scala



uno sguardo verso il passo di Campogrosso, punto di partenza della nostra escursione



I ripidi tornantini del Giaron della Scala



Il Pasubio



Cime innevate e ghiacciai verso NW



l'ultimo tratto del Giaron della Scala. Il terreno franoso ci costringe a salire a gattoni.



un panorama dalla forcellla Lovaraste



Proseguiamo quindi su qualche roccetta per guadagnare la cima Centrale



Raggiunta la cima il sentiero prosegue in discesa vero l'ampia conca dei Angeli. C'è un piccolo tratto di corda fissa



l'ultimo tratto di discesa su ghiaione verso la testata dell'ampia conca dei Angeli



Ora il sentiero è di nuovo in salita e bisogna raggiungere la forcella del Fumante e la cresta del monte Obante.




Una panoramica in cui si vede un pezzo di sentiero fatto. Dalla cima Centrale (in alto al centro) si scende per il canalino roccioso sulla sinistra e poi si risale per il sentiero che si vede partire dal basso



un pezzo esposto prima di raggiungere la cresta del monte Obante



Raggiunto il passo dell'Obante, finalmente il panorama si apre sul Vallone di Campobrun ove in basso a sinistra si può vedere il rifugio Scalorbi. Il sentiero che si vede a fondovalle è la via di accesso più semplice al Carega, quella che parte dal rifugio Revolto.



Una panoramica verso il passo di Campogrosso ed il Pasubio



Su questo versante riusciamo a vedere dei camosci, incredibile l'agilità con cui scendevano da pareti quasi verticali!







Uno sguardo verso il passo di Campogrosso e la pianura ricoperta dalla foschia



Su questo versante il sentiero è un continuo saliscendi sino a raggiungere Bocchetta dei Fondi (2040 m)



Qui ci ricongiungiamo con la "Via Normale", dalla quale poi scenderemo.
Sono passate ben 3 ore dalla nostra partenza e ne manca ancora una abbondante, ma ormai l'obbiettivo è a vista. Il rifugio Fraccaroli con la cima del Carega al centro



Una foto di gruppo prima di affrontare l'ultimo pezzo di salita



Il vajo dei Colori, il cartello che lo indica recita: "Sconsigliato in discesa!"



ultimi metri di salita



Panorama dal rifugio Fraccaroli verso le cime Lombarde e Trentine.







Il monte Baldo che sbuca dalla foschia



la meritata pausa pranzo!



dopo il meritato panino si parte per la conquista della cima, mancano solo 20 metri di dislivello



foto di vetta







verso la pianura



Filippo solitario in vetta



l'immancabile panorama a 360°



Purtroppo a fine settembre le giornate durano poco e quindi verso le 16.30 abbiamo dovuto intraprendere la via del ritorno. Il sentiero del ritorno



prove di scalata su di una parete di roccia trovata al ritorno



nell'ultimo tratto di sentiero veniamo accolti da un mare di nubi basse



alla fine arriviamo al passo verso le 18.30, stanchi ma soffisfatti del bellissimo giro.


Luca Stevanato

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